DRM: precisazioni di Fabiano Petrone, in risposta a Blasi


Personalmente sono favorevole ad un prestito digitale protetto da DRM, a patto che si accetti per “prestito digitale” una definizione come la tua (si riferisce a Giulio Blasi):

“si ha prestito digitale quando con un dispositivo tecnologico QUALSIASI accedo via rete a una collezione di titoli digitali resi disponibili dalla biblioteca”  il testo (pg.2) e’ tuo e le maiuscole sono mie.
… dovrei poter accedere usando un QUALSIASI dispositivo COMUNQUE CONFIGURATO E/O PERSONALIZZATO.

in altre parole la situazione IDEALE sarebbe un DRM che:

1. valga per OGNI piattaforma hardware

2. valga per OGNI sistema operativo

3. valga per OGNI personalizzazione di tale sistema operativo, cioe’: 3a. valga e funzioni a prescindere da ulteriore software installato sul sistema operativo 3b. valga e funzioni a prescindere dalle patches, aggiornamenti, service packages installati o NON installati naturalmente questo e’ un lavoro impossibile, per cui non rimane che tendere asintoticamente ai punti 1-3.

la mia personale opinione e’ che gli editori e -di conseguenza- gli sviluppatori di software spesso non considerano questiproblemi con la sufficiente attenzione.

I motivi di cio’ sono vari, ma sta di fatto che il piu’ delle volte sviluppano sotto una sorta di imperativo categorico del tipo “il sistema operativo piu’ diffuso tra la possibile utenza e’ windows xp sp3 e/o windows 7, quindi sviluppiamo testando su quelli, per il resto si vedra’ “.
Discorso analogo per i software a corredo degli Ebook Readers nei confronti dei formati di pubblicazione: basta vedere le preoccupanti “zone rosse” della tabella a pg. 6.
Non ci si deve quindi poi meravigliare della nascita di progetti come doukan (http://flip.netzbeben.de/2010/11/duokan-available-with-english-gui-today/) che tentano di rimuovere queste limitazioni, tipo l’impossibilita’ di leggere gli EPUB su Kindle.
tutto cio’ e’ ben dimostrato dalla vignetta a pagina 7: i veri problemi per l’omino infatti non iniziano allo step 5 (usare windows) ma agli step 7-13, dove deve far i conti con le personalizzazioni (in questo caso, upgrade mancanti e/o problematici) del suosistema operativo.
riassumendo, quello che e’ problematico e’ che le limitazioni del prestito digitale a tutt’oggi non riguardano solo il sistema operativo (ad es. “no windows no prestito”) ma anche E SOPRATTUTTO il modo in cui e’ configurato e/o mantenuto. per cui non si tratta solo -come dici giustamente tu- di aver “acquistato oculatamente a monte”, ma bisogna avere anche una buona conoscenza tecnica di cio’ che si ha acquistato.

Infatti come l’omino della vignetta, prima o poi dovremmo “metterci le mani” sul nostro gioiellino per gli inevitabili upgrade!! :=))
come informatico, preferirei la soluzione n.1 (lo streaming): a prima vista parte svantaggiata (bisogna sempre o quasi sempre essere online) ma nel momento che penso a lei penso inevitabilmente ai terminal services, ai vnc, ai desktop remoti su cui ho lavorato tanto (e sto ancora lavorando).

E” vero: la banda di trasmissione a disposizione puo’ essere un tallone d’achille, ma il grosso vantaggio e’ che i requisiti del client (l’utente che si collega) sono minimi e risicati, per cui le eventuali bestemmie dell’omino della vignetta sono magicamente travasate all’amministratore del server (e quello e’ giusto che soffra!!! :=))

finisco anch’io con un aneddoto (spero) gustoso: tempo fa avevo comprato un ebook molto tecnico sull’uso di linux, protetto da un drm che…mi permetteva di aprirlo solo sotto windows!!! :=)).

Fabio Petrone (Università di Udine).

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